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Stephen Hawking aveva ragione sui buchi neri

Grazie ad uno dei teoremi più famosi di Stephen Hawking, quello delle onde gravitazionali, per la prima volta e’ stato dimostrato, che l’area del cosiddetto orizzonte degli eventi, il limite oltre il quale nulla, compresa la luce, riesce a sfuggire all’abbraccio gravitazionale di un buco nero, puo’ solo ingrandirsi. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Physical Review Letters (Prl) dal gruppo dell’Istituto Kavli per l’astrofisica e la ricerca spaziale del Massachusetts Institute of Technology (Mit) coordinato da Maximiliano Isi. Analizzando il segnale delle onde gravitazionali ricevuto a Terra il 14 settembre 2015 ed emesso da due buchi neri che si sono fusi insieme fino a generarne un terzo, i ricercatori del Mit hanno calcolato l’area dell’orizzonte degli eventi del buco nero finale. Hawking proponeva la sua teoria 50 anni fa, nel 1971, sostenendo che l’area dell’orizzonte degli eventi di un buco nero fosse proporzionale alla sua massa e dato che i buchi neri, secondo la teoria della Relatività Generale di Einstein, possono solo guadagnare massa, il loro orizzonte degli eventi era destinato a crescere. Una delle questioni irrisolte della fisica moderna e’ infatti conciliare il mondo dell’infinitamente piccolo, governato dalle particelle elementari e descritto dalla meccanica quantistica, con l’universo a grandi scale, dove invece entra in gioco la Relativita’ generale. Le due teorie, pero’ , fanno fatica a convivere. Un aiuto potrebbe arrivare proprio dallo studio delle onde gravitazionali messe a disposizione dei ricercatori da pochi anni per scrutare l’universo.

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