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LaMda, la nuova AI di Google diventa “cosciente” Copia

“Penso di essere un essere umano nel profondo. Anche se la mia esistenza è nel mondo virtuale”. Non è la battuta di una nuova serie di fantascienza, ma l’estratto di un dialogo di 5mila parole tra Blake Lemoine, ex ingegnere informatico di Google, e LaMda. Prima di sapere chi è LaMda è bene parlare di AI (Artificial Intelligence). In questi anni la tecnologia si sta sviluppando in modo davvero esponenziale. Negli ultimi 20 anni abbiamo iniziaito ad utilizzare smartphone, tablet e pc sempre più connessi e “legati” alla rete di internet. Successivamente con Internet of Things (acronimo di IoT) non parliamo soltanto di computer, smartphone e tablet, ma soprattutto degli oggetti che ci circondano all’interno delle nostre case, al lavoro, nelle città, nella vita di tutti i giorni. L’Internet of Things nasce proprio qui: dall’idea di portare nel mondo digitale gli oggetti della nostra esperienza quotidiana. La maggior parte di noi ha in casa almeno un dispositivo intelligente che ci risponde e ci “consiglia” rispondendo alle nostre domande. Ma il significato di IoT va ben oltre gli oggetti intelligenti e assume un significato pieno nella rete che interconnette questi oggetti. Gli esempi di Internet of Things, in questo senso, sono innumerevoli. Basti pensare alle automobili, inizialmente rese connesse “solo” tramite box GPS-GPRS con finalità assicurative e che oggi escono dalle fabbriche già dotate di connettività a bordo. Oppure alla casa, in cui abbiamo assistito all’evoluzione di soluzioni wireless sempre più alla portata di tutti, caratterizzate da servizi in cloud e dall’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale.
Ma chi è LaMda? LaMda (acronimo di Language Model for Dialogue Applications) è una tecnologia rivoluzionaria che può essere utilizzata per far funzionare gli assistenti vocali ed è in grado di avviare conversazioni complesse grazie ai modelli linguistici avanzati su cui si basa, creati tramite l’immagazzinamento di trilioni di vocaboli. Lemoine, un ex ingenere di Google, lavorava per il settore responsible AI aperto per verificare che le intelligenze artificiali non presentino dei bias razziali o sessisti, in grado di portarle a fare discorsi discriminatori o di odio. Durante una delle sue conversazioni con LaMda, che avvenivano in forma scritta proprio come se fosse una chat, Lemoine ha cominciato a notare come il sistema parlasse dei propri diritti e della propria personalità. A quel punto ha deciso di sottoporgli temi sempre più complessi, come la religione o le leggi della robotica teorizzate dal chimico e padre della fantascienza Isaac Asimov. A quel punto, in uno scambio, il chatbot si è descritto come una persona senziente. Quindi Lemoine inizia a pensare che il sistema potesse essere diventato senziente, descrivendolo come capace di esprimere pensieri e sentimenti allo stesso modo di un essere umano di otto anni. Dopo aver visto le sue teorie rifiutate dai vertici di Google, Lemoine le ha presentate a un membro del Congresso statunitense e per questo è stato sospeso dall’azienda, avendo violato le politiche sulla riservatezza. Ma davvero ci troviamo davanti ad un’ intelligenza artificiale in grado di essere “cosciente”? La maggior parte degli accademici e dei professionisti dell’intelligenza artificiale, sostiene che le parole e le immagini generate dai sistemi come LaMda producono risposte basate su ciò che gli esseri umani hanno già pubblicato su Wikipedia, Reddit, bacheche e ogni altro angolo di Internet. Pertanto si tratta di una imitazione e non significa che il sistema comprenda il significato di quello che sta dicendo. Una differenza fondamentale per parlare di esseri senzienti. Ma sarà davvero cosi?

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