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25 luglio 1943 – La caduta del fascismo

La storia d’Italia è molto vasta e gli avvenimenti che si sono susseguiti durante il corso del tempo, ancora prima dell’impero romano, sono moltissimi. Tutto questo ha portato oggi ad un’Italia unita e libera.
Tra gli avvenimenti da ricordare sicuramente in età contemporanea è la caduta del fascismo il 25 luglio 1943. Dopo un ventennio di dittatura ad opera di Benito Mussolini, termina così uno dei periodi più difficili per il popolo italiano.
Ma proseguiamo con ordine. Cos’era il fascimo e quando nacque e perchè portò alla rovina dell’Italia?
Il regime fascista era un regime repressivo ed antidemocratico: questo significa che non c’era spazio per l’anticonformismo, né per il dissenso.
Il fascismo nasce come movimento politico fondato da Benito Mussolini nel 1919 ma, tra il 1922 ed il 1943, si trasforma in un regime totalitario.
Inizialmente il movimento fascista rappresenta una reazione alla Rivoluzione Bolscevica del 1917 (Russia) e alle lotte sindacali del biennio rosso (1919 – 1920) in Italia che videro lotte operaie e contadine culminare in scioperi, autogestioni e occupazioni di fabbriche. Il fascismo si pone come una terza via, un’alternativa al marxismo ma anche al capitalismo liberista. Riconosce la proprietà privata ma rifiuta i principi della democrazia liberale.
Il fascismo non è un fenomeno così lontano, eppure non è facile per un italiano di oggi immaginare come si viveva sotto una dittatura. Dopo la marcia su Roma, lo stato fascista viene costruito in fretta. Arriverà presto ad abolire le libertà costituzionali di base, e a plasmare generazioni nel segno dell’adorazione di un unico uomo, Benito Mussolini. Con la propaganda, con la forza, ma anche con l’appoggio dei poteri forti del paese, il fascismo condizionerà pesantemente le abitudini, la cultura ed il futuro politico degli italiani. Andrà inoltre ad ispirare una serie di movimenti e di regimi autoritari nazionalisti (tra cui il nazismo) in tutta Europa.
Nel dicembre del 1922, viene istituito il gran consiglio del fascismo: un organo composto da dirigenti del partito, il cui ruolo è stabilire la linea di azione del governo.
Un deputato socialista riformista, Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato in parlamento le violenze e le irregolarità elettorali, viene rapito ed ucciso da un gruppo di squadristi (10 giugno 1924). Le opposizioni a questo punto, sperando in un intervento del re che non ci sarà, abbandonano il Parlamento, episodio che ricordiamo come secessione dell’Aventino in omaggio alle proteste della plebe contro i patrizi nell’antica Roma.
Vari mesi dopo, il 3 gennaio del 1925 in un celebre discorso alla camera Benito Mussolini si assumerà la responsabilità civile, morale e storica non soltanto dell’omicidio Matteotti, ma di tutto ciò che era successo negli ultimi mesi. È l’inizio di una fase molto più decisa di trasformazione dello stato italiano in stato fascista: alla fine del 1925 il governo non sarà più vincolato al voto di fiducia del parlamento, gli oppositori politici verranno spediti in ‘confino’ (isolati in luoghi remoti e inaccessibili), verrà istituito un tribunale speciale per la difesa dello stato, introdotta la pena di morte per chi attentava alla sua sicurezza, e da allora i sindaci non verranno più eletti, ma sostituiti da ‘podestà’ nominati dal partito. Ancora più importante: per un periodo di tempo indefinito, le libertà di associazione e di stampa sono soppresse.
Per Benito Mussolini chi pensava con la propria testa, assumendo posizioni critiche verso il suo regime, era un problema.
il regime fascista non smette mai di mobilitare le masse per ‘nazionalizzarle’ in modo paramilitare: i bambini venivano incamerati in strutture come i Figli della Lupa o i Balilla, dove imparavano la disciplina e l’obbedienza, partecipando ad un vero e proprio culto della persona dell’onnipresente e protettivo duce.
Ma dal 1936, con le prime politiche antiebraiche, assume anche connotati apertamente razzisti: con le leggi per la difesa della razza del ‘38 viene vietato il matrimonio ‘misto’, e gli ebrei italiani, alcuni dei quali erano stati fascisti sin dall’inizio, non potevano più ottenere impieghi pubblici, né semplicemente andare a scuola.
La mattina del 25 luglio il Duce accettò di recarsi dal re. Fece il suo ingresso a Villa Savoia alle 17, per il consueto colloquio settimanale; non sapeva che già in quel momento la sua scorta era sotto controllo, e duecento carabinieri circondavano l’edificio, mentre un’ambulanza della Croce Rossa era in attesa di portarlo via prigioniero. Fu il capitano dei carabinieri Giovanni Frignani ad arrestarlo.
Mussolini fu prima relegato a Ponza nella casa già occupata dal prigioniero abissino ras Immiru, e poi all’Isola della Maddalena.
Le notizie dell’arresto di Mussolini e della formazione del Governo Badoglio furono accolte in tutt’Italia con manifestazioni di giubilo; gli antifascisti e molta gente comune scese in piazza e divelse i simboli del vecchio regime, inneggiando alla democrazia e alla pace.
Bari, mattina del 28 luglio 1943: diffusasi la notizia che sarebbero stati liberati i detenuti politici, un gruppo di giovani si muove per andare loro incontro. Strada facendo si forma un corteo di circa duecento persone, tra cui molti studenti, che si ferma davanti alla sede della Federazione fascista, presidiata dall’esercito, per chiedere la rimozione dei simboli del regime. Improvvisamente parte il fuoco contro i manifestanti: alla fine si contano venti morti, trentotto feriti.
Nel nostro Paese secondo l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito i partigiani morti furono più di 54mila: di questi, 17.488 erano militari e 37.288, civili. Alla cifra vanno aggiunti i partigiani italiani morti nei Balcani, circa 9.249, soldati. In tutto si tratta di meno dello 0,17 per cento della popolazione (nel 1939, 40 milioni). Il maggior numero di partigiani caduti veniva dal Veneto (6.006). Il maggior numero di civili uccisi per rappresaglia è caduto invece in Toscana (4.461).

fonte: www.storiaxxisecolo.it

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