“Obsolescenza programmata”, cos’è e come funziona? Tutti l’abbiamo sperimentata con smartphone, pc e simili

Hai mai sentito parlare di “obsolescenza programmata”? È un fenomeno molto comune che tutti noi conosciamo senza saperlo.

L’espressione “obsolescenza programmata” ha preso piede soprattutto negli ultimi anni con la diffusione sempre crescente del progresso tecnologico. Il termine, di fatto, si applica soprattutto al contesto informatico e si riferisce perlopiù a moderni dispositivi quali smartphone, computer e tablet, ma anche elettrodomestici di nuova generazione e non solo.

Ma che cosa vuol dire nel concreto “obsolescenza programmata”? Ad una prima interpretazione verrebbe da pensare a qualcosa di losco e di sinistro e in effetti, almeno in parte, è proprio così. Si perché, in realtà è una strategia di marketing finalizzata a far spendere di più i consumatori. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

“Obsolescenza programmata”: cos’è e come funziona? Tutte le informazioni utili

Anche se non sappiamo esattamente che cosa voglia dire, tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo fatto esperienza della cosiddetta “obsolescenza programmata”. Hai presente quando in commercio non si riescono più a trovare i pezzi di ricambio di un vecchio elettrodomestico oppure quando non è più possibile aggiornare il proprio smartphone?

Cos'è l'obsolescenza programmata
Tutti siamo stati vittime almeno una volta nella vita dell’obsolescenza programmata: di cosa si tratta – lineatemporale.it

Ecco, in tutti questi casi si può parlare di “obsolescenza programmata”. Di fatto, si tratta di una strategia di marketing messa in atto dalle aziende produttrici con lo scopo di accorciare la vita naturale di un dato prodotto, così da costringere il consumatore ad acquistare il modello nuovo. L’obiettivo sarebbe quindi quello di far spendere più soldi all’utente finale.

Questa espressione è stata usata per la prima volta negli anni ’20 quando i produttori di lampadine a incandescenza si misero d’accordo per ridurne la durata. Da quel momento in poi l’utilizzo di questa tecnica commerciale ha assicurato il continuo ricambio di oggetti con quelli di ultima generazione.

È ciò che accade con gli smartphone, i pc, le lavatrici, le asciugatrici e chi più ne ha più ne metta. Non a caso, tutti questi dispositivi tendono ad avere un processo di invecchiamento piuttosto rapido. Una volta acquistati, risultano già obsoleti dopo un paio di anni se non prima.

Nel concreto per attuare la “obsolescenza programmata” le aziende produttrici utilizzano materiali meno resistenti, viti ed altri supporti che ostacolano lo smontaggio, elementi che rendono impossibile l’estrazione di una singola componente guasta e la scarsa disponibilità in commercio di pezzi di ricambio che, anche qualora venissero trovati, risulterebbero troppo costosi per rendere la riparazione vantaggiosa.

In quest’ottica si starebbe sviluppando sempre di più una mentalità “usa e getta” che implica non solo un grande spreco di denaro da parte dei consumatori, ma anche l’acuirsi del problema dello stoccaggio e dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Impostazioni privacy