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Le meraviglie di Babilonia

Babilonia (Babele, Babel o Babil, in sumerico: KÁ.DINGIR.RAKI) era una città della Mesopotamia antica, situata tra il Tigri e l’Eufrate, la cosidetta culla della civiltà. Secondo le scoperte archeologiche fatte tra il 1800 ed il 1900, le rovine coincidono oggi con la città di Al Hillah, nella Provincia di Babilonia in Iraq a circa 80 km a sud di Baghdad. A partire dai primi anni del II millennio a.C. questa città, fino ad allora di minore importanza, diventa la capitale di un regno che gradualmente stava estendendo il suo dominio in tutta la Mesopotamia meridionale e oltre. Nel VI secolo a.C. Babilonia raggiunse il suo apice, durante il regno di Nabucodonosor II che estese l’impero fino a dominare gran parte del Medio Oriente. In questo periodo è la più grande città del mondo estendendosi per circa 1000 ettari (10 km²). Il suo prestigio si estendeva oltre la Mesopotamia, soprattutto per via dei famosi monumenti che lì erano stati edificati, come le sue alte mura, le sue ziqqurat (Etemenanki) che potrebbero aver ispirato il racconto biblico della Torre di Babele e dei suoi leggendari giardini pensili, la cui posizione non è stata, tuttavia, mai identificata.
A Babilonia, secondo la classifica di Antipatro di Sidone (II secolo a.C.), che non comprende il Faro di Alessandria, ci sono ben due delle sette meraviglie del mondo. Il geografo greco Stabone, nel I secolo a.C. racconta che nella mura si aprono otto porte. Le mura abbracciavano la città per circa 15 chilometri, con due diversi bastioni: il più esterno era spesso circa 7 metri con una torre ogni 18 metri, mentre il più interno era largo 4 metri.
I giardini pensili si dice che erano unici nel suo genere. Di questi ne parla per primo Berosso di Kos (che di nascita è Babilonese), nel 290 a.C., e in verità è l’unico a collocarli precisamente a Babilonia: racconta di terrazze in pietra sistemate in modo che abbiano l’aspetto esteriore di una collina verde, dove crescono alberi e fiori coltivati solo per la loro bellezza (e non per utilità). I giardini sono un regalo del re alla moglie Amytis, che sente la nostalgia delle verdi vallate della sua terra, la Media.
Nel periodo della sua massima espansione si stima che la città di Babilonia si estendesse su circa 1000 ettari, mentre le stime sul numero di abitanti che vi si risiedessero appaiono alquanto difficili. L’ipotesi di una popolazione di 100.000 abitanti per la sola città dell’entroterra è stata avanzata seppur senza che vi siano basi solide. Tra il periodo neo-babilonese e quello achemenide, fu certamente una città molto popolosa tanto da poter essere definita una “megalopoli” dell’antichità.

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