“Houston abbiamo un problema”, l’errore che facciamo da anni confermato dalla Nasa: ecco di cosa si è trattato

“Houston, abbiamo un problema”. Una delle frasi più ripetute al mondo, tratta dall’avventura dell’Apollo 13: ma cosa successe realmente?

Chi è che non lo ha mai detto, tra il serio e il faceto? “Houston, abbiamo un problema” è una frase entrata nell’immaginario delle persone di tutto il mondo. Sarebbe la frase pronunciata dall’equipaggio dell’Apollo 13, all’inizio dei problemi e delle peripezie raccontate poi anche nel celebre film con Tom Hanks. Ora, la verità su quanto accaduto viene raccontata dalla NASA stessa tramite il proprio sito ufficiale.

Durante il loro terzo giorno nello spazio, l’equipaggio dell’Apollo 13, il comandante James A. Lovell , il pilota del modulo di comando John L. “Jack” Swigert e il pilota del modulo lunare Fred W. Haise, viaggiando a circa 205.000 miglia dalla Terra, non vedevano l’ora di entrare nell’orbita lunare in meno di un giorno. Mentre gli astronauti completavano le faccende di routine sentirono un botto sordo in tutta la navicella attraccata. Tutto inizia quindi 55 ore dopo l’inizio della missione. 

Dalla navicella Apollo 13 iniziano ad arrivare strani dati, incluso un riavvio del computer principale. Tante le spie accese sul quadro di comando. E così, il comandante della missione, Swigert, si trova costretto a chiamare il Controllo Missione: “Okay, Houston, abbiamo avuto un problema qui”.

L’astronauta Jack R. Lousma del Capsule Communicator (Capcom) ha chiesto: “Questa è Houston. Ripetilo, per favore” Lovell ha risposto, fornendo qualche dettaglio in più sulla loro condizione: “Ah, Houston, abbiamo avuto un problema qui. Abbiamo avuto una sottotensione del bus principale B.” Lovell riferisce che i sensori hanno rilevato un calo di tensione su uno dei due principali condotti elettrici che forniscono energia al modulo di comando e servizio (CSM), attivando le spie per avvisare l’equipaggio del problema.

A questo punto, né l’equipaggio né il team del Mission Control conoscevano la causa del problema. L’equipaggio inizialmente sospetta che sia successo qualcosa al modulo lunare, forse per l’impatto con qualche detrito. L’equipaggio si trova improvvisamente ad affrontare una cascata di malfunzionamenti. Eppure sono trascorsi appena cinque minuti da quando l’equipaggio ha sentito il botto.

La situazione inizia a farsi preoccupante quando la navicella inizia a perdere l’ossigeno necessario all’equipaggio per respirare e per generare energia nelle celle a combustibile. Con urgenza immediata, l’equipaggio doveva preservare abbastanza materiali di consumo come elettricità e ossigeno per consentire il rientro e l’ammaraggio. L’obiettivo era quello di isolare il serbatoio di compensazione per garantire che conservasse una quantità sufficiente di ossigeno.

Il rientro a casa dell’Apollo 13

Il tempo passa in fretta e, nel frattempo, anche da Houston si iniziano ad approntare le manovre necessarie per riportare gli astronauti a casa il più rapidamente e in sicurezza possibile. A 76 ore e 42 minuti dalla partenza, l’Apollo 13 entra nell’ombra della Luna e gli astronauti possono ora vedere le stelle che erano state oscurate dalla nuvola di detriti che seguiva la navicella spaziale. Esattamente come previsto, 26 minuti dopo e continuando ad accelerare mentre la gravità della Luna li attirava, l’Apollo 13 scomparse dietro la Luna e le comunicazioni si interruppero.

Apollo 13: la vera storia
“Houston, abbiamo un problema”: cosa successe veramente nella missione Apollo 13 foto: Ansa – (lineatemporale.it)

Mentre si trovavano dietro la Luna, l’equipaggio dell’Apollo 13 stabilì un record che rimane ancora oggi quello dei viaggiatori spaziali umani più lontani. Poiché la Luna si trovava più lontano nella sua orbita ellittica attorno alla Terra rispetto ad altre missioni Apollo e poiché l’avvicinamento più vicino dell’Apollo 13 era più lontano dalla Luna rispetto ad altre missioni, Lovell, Swigert e Haise detengono il record di distanza di 248.655 miglia.

Per Lovell, quella era la seconda volta che vedeva la Luna da vicino, ma per Swigert e Haise era la loro unica opportunità di scrutare il satellite della Terra e, come i turisti ovunque, hanno scattato una serie di fotografie spettacolari, soprattutto delle caratteristiche del lato nascosto.

Esattamente 25 minuti dopo essere scomparsa dietro la Luna, l’Apollo 13 riapparve dall’altra parte, con Lovell che salutava il Controllo Missione. A 90 ore e 25 minuti, a una distanza di 216.277 miglia, l’Apollo 13 passò dal campo gravitazionale della Luna a quello della Terra e iniziò lentamente ad accelerare verso il suo pianeta natale. Tutto finì bene, anche se la Luna rimase soltanto un sogno.

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